04 aprile 2026

BUONA PASQUA DALLA REDAZIONE: UN AUGURIO DI LUCE

(di Isa Alberti)


In questi tempi faticosi e dolorosi per tante persone in diverse parti del mondo, vogliamo proporvi una riflessione su due parole dal profondo significato simbolico, filosofico e religioso: Luce e Tenebra.

Luce, dal latino lux, lucis (nome femminile), indica luminosità, brillantezza e bianco; è la luce fisica, la chiarezza, il giorno. Nel suo significato simbolico, rappresenta la conoscenza, la vita, la divinità e la ragione. Nella filosofia antica, guida l'intelletto umano verso la Verità.

Tenebra, dal latino tenĕbra, tenĕbrae (nome femminile), indica l’oscurità totale, la mancanza di luce, il buio. Nel suo significato simbolico, rappresenta l'ignoranza, il male, la morte, il peccato o il mistero. Una curiosità è il fatto che spesso si usi al plurale per indicare l'oscurità profonda della notte o una condizione di cecità spirituale.

Il contrasto tra Luce e Tenebra è un tema classico, letterario e sacro.
Nelle religioni monoteiste, ma anche in quelle orientali, la Luce è un simbolo potente: rappresenta infatti la divinità, la creazione, la vita, la verità e la conoscenza. È la Luce che vince le tenebre dell'ignoranza, dell’odio e del male. Spesso è identificata con Dio o la sua presenza, la sua rappresentazione, il suo essere guida, il risveglio spirituale, l’illuminazione o la conoscenza interiore.

La Veglia pasquale per i cristiani inizia con il Rito della Luce o Lucernario, una liturgia in cui si benedice un fuoco nuovo nel buio, simbolo della Risurrezione che trionfa sulle tenebre. Segna il passaggio dall'oscurità - attraverso l’attesa e il silenzio del Sabato Santo - alla Luce della Risurrezione.

Nelle Sacre Scritture troviamo citazioni come “La Luce splende nelle tenebre” dal Vangelo di Giovanni, oppure “Risplenda la vostra Luce” dal Vangelo di Matteo, che sottolineano la speranza e la conoscenza che si fanno strada in questo mondo di sofferenza e ingiustizia.

Luce e tenebre hanno anche un significato che ci vede uniti alla fede islamica. In arabo, infatti, le parole “ingiustizia” e “oscurità” hanno la stessa radice: adāla (giustizia) è l'equilibrio, il mettere ogni cosa al suo posto, è la Luce che permette di vedere chiaramente il bene per ogni essere vivente; dulm (ingiustizia) deriva dalla radice da-la-ma, la stessa di dalām: tenebre. Questa connessione ci insegna che l'ingiustizia non è solo un errore legale, ma un'eclissi morale: quando c'è oppressione, la Luce della Verità si spegne e l'oscurità raggiunge ogni aspetto della nostra società. Una società ingiusta diventa un luogo dove il vissuto collettivo perde il senso della convivenza sociale, del futuro e della pace e della speranza. Chi vive nelle tenebre non sta solo facendo un torto solo a se stesso, ma sta portando il buio anche nella vita degli altri. Vivere nella Luce, cioè nella giustizia non significa quindi solo seguire le regole, ma agire come "portatori di Luce". Ogni atto di giustizia, di bontà, di ascolto, di tolleranza, di dialogo sono una candela accesa contro le tenebre.

L’importanza e la potenza della Luce è riconosciuta in tutte le religioni: seppur con denominazioni diverse, c’è una festa che la celebra. Abbiamo il Diwali (induismo, sikhismo), nel quale vengono accese lampade tradizionali in terracotta; l’Hanukkah (ebraismo), in cui si celebra la riconsacrazione del Secondo Tempio di Gerusalemme; il Natale (cristianesimo), il giorno in cui si ricorda la nascita di Gesù, salvatore del mondo; la Laylat al-Qadr, o Notte del Destino, celebrata negli ultimi giorni del Ramadan. Se ci pensiamo bene, anche la nascita di un essere umano è espressa di frequente con una frase simbolica fortemente evocativa: “Venire alla Luce”.

Cari studenti e care studentesse, nelle vite di ciascuno di noi ci sono tante tenebre, ma c’è anche la Luce, ed è con queste due citazioni che vogliamo porgere a voi e alle vostre famiglie il nostro più sentito augurio di Luce.

“Se non puoi accendere una candela non applaudire l’oscurità”.
(Proverbio cinese)

“È la nostra Luce, non la nostra zona d’ombra, a spaventarci di più. E quando lasciamo splendere la nostra Luce, inconsciamente diamo agli altri il permesso di fare lo stesso”.
(Nelson Mandela)



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